Massimo Di Michele



Attore | Regista

Bésame Macho

di Pedro Villora

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  • traduzioneAnnalisa Luciani
  • regiaMassimo Di Michele
  • conCristina Gardumi e Alessandra Guazzini
  • costumiAtelier Venturi
  • luciMario Carletti
  • con il patrocinio diAmbasciata di Spagna in Italia
  • Show More

Note di regia

Bésame Macho è innanzitutto un testo sul conflitto violento tra i sessi indagato in un mondo come quello di oggi in cui il confine tra maschile e femminile, o meglio mascolino e femminino, è sempre più labile e confuso. L’autore si chiede : che cosa significa essere maschio o femmina? Che bisogno hanno le donne di unirsi agli uomini quando ormai è dimostrato che sono più intelligenti e meglio organizzate di loro? Ma cosa hanno in comune uomini e donne prima di ogni cosa? Un corpo. Il corpo mio e dell’altro, i suoi anfratti, la relazione tra il pieno e il vuoto, la differenza tra i singoli che cerchiamo sempre di colmare invece di coltivare ciò che ci rende unici, al di là del sesso e dello strato sociale.

Il testo di Villora si potrebbe paragonare a un corpo, uno solo, in cui si agita qualcosa di molto simile a un animale selvatico: il dubbio. La carne ha le sue paure e le sue necessità, desidera e rifiuta. Combatte costantemente una guerra che viene da dentro, lotta per la sua identità. Qualcuno dentro fa domande e la carne risponde. O ci prova. Ma non è facile trovare la lingua giusta per farsi capire.

Divori quello che sei stato fino a quel momento, i tuoi ricordi, la tua carne che dai tuoi ricordi e dalle tue esperienze è stata formata, e lo restituisci (in azione, in parola) per creare un corpo nuovo, il corpo nuovo, il tuo e quello di chi ti ha generato, che sono poi la stessa cosa perché in te c'è tua madre, e tuo padre. E anche il tuo cane, a ben guardare. Di cosa siamo fatti? Di strade percorse, di strati di polvere, di rifiuti e sporcizia che abbiamo attraversato. Veniamo al mondo puri, non ci illudiamo di restare quello che eravamo prima, per favore.

La strada che vogliamo percorrere per comprendere e dare forma a questo testo straordinario passa innanzitutto dalla necessità comune delle attrici e del regista di esplorare un luogo nuovo, dove è raro sia data la possibilità di mettere piede. È lo spazio della mente quello che corre tra due specchi messi uno di fronte all’altro. Michelangelo Pistoletto ha affrontato questo tema nei Quadri specchianti mettendo lo spettatore di fronte al fluire del tempo in contrasto con la staticità delle figure e degli oggetti fissati su una superficie riflettente. Si crea così uno spazio intermedio di confronto e interazione, un’esperienza momentanea che porta con sé la consapevolezza del passaggio del tempo, e delle tracce che esso lascia sulla pelle della memoria. Sulla carta il senso del testo si snoda e ravviluppa continuamente, non solo in prossimità dei fatidici punti in cui la drammaturgia sembra interrompersi per riprendere daccapo , ma anche semplicemente negli scambi tra le due protagoniste. Chi sono, dove sono, perché sono lì e in quel momento? La natura del loro rapporto e la loro stessa natura, diventano un mistero da svelare.

Avendo messo in scena in precedenza Il bello degli animali è che ti vogliono bene senza chiedere niente di Rodrigo Garcìa, altro ritratto di un’umanità persa nello spazio e nel tempo indefiniti di un’attesa senza certezze, rappresentare Bésame Macho per me è come riprendere un discorso iniziato anni fa, e che ho bisogno di approfondire ancora, soprattutto mettendomi in gioco con un testo che lungi dall’avere inizio_ svolgimento e fine, si presenta come una trappola meravigliosa in cui perdersi, ritrovarsi e poi smarrirsi di nuovo, ridendo.
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  • traduzioneAnnalisa Luciani
  • regiaMassimo Di Michele
  • conCristina Gardumi e Alessandra Guazzini
  • costumiAtelier Venturi
  • luciMario Carletti
  • con il patrocinio diAmbasciata di Spagna in Italia
  • Show More

Note di regia

Bésame Macho è innanzitutto un testo sul conflitto violento tra i sessi indagato in un mondo come quello di oggi in cui il confine tra maschile e femminile, o meglio mascolino e femminino, è sempre più labile e confuso. L’autore si chiede : che cosa significa essere maschio o femmina? Che bisogno hanno le donne di unirsi agli uomini quando ormai è dimostrato che sono più intelligenti e meglio organizzate di loro? Ma cosa hanno in comune uomini e donne prima di ogni cosa? Un corpo. Il corpo mio e dell’altro, i suoi anfratti, la relazione tra il pieno e il vuoto, la differenza tra i singoli che cerchiamo sempre di colmare invece di coltivare ciò che ci rende unici, al di là del sesso e dello strato sociale.

Il testo di Villora si potrebbe paragonare a un corpo, uno solo, in cui si agita qualcosa di molto simile a un animale selvatico: il dubbio. La carne ha le sue paure e le sue necessità, desidera e rifiuta. Combatte costantemente una guerra che viene da dentro, lotta per la sua identità. Qualcuno dentro fa domande e la carne risponde. O ci prova. Ma non è facile trovare la lingua giusta per farsi capire.

Divori quello che sei stato fino a quel momento, i tuoi ricordi, la tua carne che dai tuoi ricordi e dalle tue esperienze è stata formata, e lo restituisci (in azione, in parola) per creare un corpo nuovo, il corpo nuovo, il tuo e quello di chi ti ha generato, che sono poi la stessa cosa perché in te c'è tua madre, e tuo padre. E anche il tuo cane, a ben guardare. Di cosa siamo fatti? Di strade percorse, di strati di polvere, di rifiuti e sporcizia che abbiamo attraversato. Veniamo al mondo puri, non ci illudiamo di restare quello che eravamo prima, per favore.

La strada che vogliamo percorrere per comprendere e dare forma a questo testo straordinario passa innanzitutto dalla necessità comune delle attrici e del regista di esplorare un luogo nuovo, dove è raro sia data la possibilità di mettere piede. È lo spazio della mente quello che corre tra due specchi messi uno di fronte all’altro. Michelangelo Pistoletto ha affrontato questo tema nei Quadri specchianti mettendo lo spettatore di fronte al fluire del tempo in contrasto con la staticità delle figure e degli oggetti fissati su una superficie riflettente. Si crea così uno spazio intermedio di confronto e interazione, un’esperienza momentanea che porta con sé la consapevolezza del passaggio del tempo, e delle tracce che esso lascia sulla pelle della memoria. Sulla carta il senso del testo si snoda e ravviluppa continuamente, non solo in prossimità dei fatidici punti in cui la drammaturgia sembra interrompersi per riprendere daccapo , ma anche semplicemente negli scambi tra le due protagoniste. Chi sono, dove sono, perché sono lì e in quel momento? La natura del loro rapporto e la loro stessa natura, diventano un mistero da svelare.

Avendo messo in scena in precedenza Il bello degli animali è che ti vogliono bene senza chiedere niente di Rodrigo Garcìa, altro ritratto di un’umanità persa nello spazio e nel tempo indefiniti di un’attesa senza certezze, rappresentare Bésame Macho per me è come riprendere un discorso iniziato anni fa, e che ho bisogno di approfondire ancora, soprattutto mettendomi in gioco con un testo che lungi dall’avere inizio_ svolgimento e fine, si presenta come una trappola meravigliosa in cui perdersi, ritrovarsi e poi smarrirsi di nuovo, ridendo.
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  • traduzioneAnnalisa Luciani
  • regiaMassimo Di Michele
  • conCristina Gardumi e Alessandra Guazzini
  • costumiAtelier Venturi
  • luciMario Carletti
  • con il patrocinio diAmbasciata di Spagna in Italia
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Note di regia

Bésame Macho è innanzitutto un testo sul conflitto violento tra i sessi indagato in un mondo come quello di oggi in cui il confine tra maschile e femminile, o meglio mascolino e femminino, è sempre più labile e confuso. L’autore si chiede : che cosa significa essere maschio o femmina? Che bisogno hanno le donne di unirsi agli uomini quando ormai è dimostrato che sono più intelligenti e meglio organizzate di loro? Ma cosa hanno in comune uomini e donne prima di ogni cosa? Un corpo. Il corpo mio e dell’altro, i suoi anfratti, la relazione tra il pieno e il vuoto, la differenza tra i singoli che cerchiamo sempre di colmare invece di coltivare ciò che ci rende unici, al di là del sesso e dello strato sociale.

Il testo di Villora si potrebbe paragonare a un corpo, uno solo, in cui si agita qualcosa di molto simile a un animale selvatico: il dubbio. La carne ha le sue paure e le sue necessità, desidera e rifiuta. Combatte costantemente una guerra che viene da dentro, lotta per la sua identità. Qualcuno dentro fa domande e la carne risponde. O ci prova. Ma non è facile trovare la lingua giusta per farsi capire.

Divori quello che sei stato fino a quel momento, i tuoi ricordi, la tua carne che dai tuoi ricordi e dalle tue esperienze è stata formata, e lo restituisci (in azione, in parola) per creare un corpo nuovo, il corpo nuovo, il tuo e quello di chi ti ha generato, che sono poi la stessa cosa perché in te c'è tua madre, e tuo padre. E anche il tuo cane, a ben guardare. Di cosa siamo fatti? Di strade percorse, di strati di polvere, di rifiuti e sporcizia che abbiamo attraversato. Veniamo al mondo puri, non ci illudiamo di restare quello che eravamo prima, per favore.

La strada che vogliamo percorrere per comprendere e dare forma a questo testo straordinario passa innanzitutto dalla necessità comune delle attrici e del regista di esplorare un luogo nuovo, dove è raro sia data la possibilità di mettere piede. È lo spazio della mente quello che corre tra due specchi messi uno di fronte all’altro. Michelangelo Pistoletto ha affrontato questo tema nei Quadri specchianti mettendo lo spettatore di fronte al fluire del tempo in contrasto con la staticità delle figure e degli oggetti fissati su una superficie riflettente. Si crea così uno spazio intermedio di confronto e interazione, un’esperienza momentanea che porta con sé la consapevolezza del passaggio del tempo, e delle tracce che esso lascia sulla pelle della memoria. Sulla carta il senso del testo si snoda e ravviluppa continuamente, non solo in prossimità dei fatidici punti in cui la drammaturgia sembra interrompersi per riprendere daccapo , ma anche semplicemente negli scambi tra le due protagoniste. Chi sono, dove sono, perché sono lì e in quel momento? La natura del loro rapporto e la loro stessa natura, diventano un mistero da svelare.

Avendo messo in scena in precedenza Il bello degli animali è che ti vogliono bene senza chiedere niente di Rodrigo Garcìa, altro ritratto di un’umanità persa nello spazio e nel tempo indefiniti di un’attesa senza certezze, rappresentare Bésame Macho per me è come riprendere un discorso iniziato anni fa, e che ho bisogno di approfondire ancora, soprattutto mettendomi in gioco con un testo che lungi dall’avere inizio_ svolgimento e fine, si presenta come una trappola meravigliosa in cui perdersi, ritrovarsi e poi smarrirsi di nuovo, ridendo.

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© 2014 Massimo Di MIchele